La 1^ Commissione Permanente boccia il ddl 233 sui referendum delle Minoranze Linguistiche

       “Ubi maior minor cessat”, con questa ancora oggi popolare locuzione latina voglio inquadrare la bocciatura, da parte della Prima Commissione permanente del Consiglio Provinciale, del Disegno di Legge 233 che proponeva di modificare la Legge Provinciale sui Referendum, diminuendo da 1500 a 500 le sottoscrizioni necessarie per indire una proposta referendaria con oggetto interessi delle Minoranze Linguistiche Ladine, Mochene e Cimbre.

immagine artUna proposta sicuramente tutta a vantaggio delle popolazioni di minoranza linguistica, che perseguiva quell’idea di Autonomia, in questo caso decisionale e di opinione, di cui tanti (forse troppi) si riempiono la bocca. Un Disegno di Legge che mirava a dare la possibilità anche alle Minoranze Linguistiche di poter scegliere, decidere su norme e leggi che le riguardano; possibilità che, allo stato dell’arte, viene “castrata” da due fossati:

1.      La richiesta di 1500 firme, su una popolazione complessiva di Minoranza Linguistica che arriva a poco più di 11000 persone; soglia altissima, e di fatto quasi impossibile da raggiungere.

2.     Al Referendum nel caso in cui, come detto pressoché impossibile, le 1500 firme venissero raccolte, parteciperebbe tutta la Popolazione Trentina e non solo quella di Minoranza Linguistica, di fatto interessata. Il quorum richiesto non verrebbe palesemente raggiunto.

           Il Ddl. 233 era il primo, importante passo per risolvere queste problematiche, diminuendo il numero di firme richieste. Una proposta che proveniva dalla Minoranza Ladina e che l’Associazione Fassa aveva accolto di buon grado e sostenuto con entusiasmo. Convinta da sempre che la Popolazione e le sue decisioni vengano prima di tutto.

            Io stesso sono stato convocato, la settimana scorsa, come auditore a relazionare in merito, dimostrando alla Prima Commissione tutto il mio apprezzamento per i motivi di cui sopra. Le reazioni sono state tiepide e di certo come Associazione Fassa non ci aspettavamo un assenso o un’approvazione a prescindere su tale ddl, non ci aspettavamo però neanche di scoprire con che fare sbrigativo e con che motivazioni “leggere” tale ddl venisse bocciato.

            Sul sito del Consiglio Provinciale troviamo ben in vista tali motivazioni che, senza voler essere critico, riteniamo poco politiche, poco o per niente inerenti all’oggetto in discussione, ma più che altro strategiche e di equilibrio. Non l’equilibrio del legislatore ma del politico che, soprattutto in questo periodo di fermento preelettorale, tiene di più a salvaguardare la tenuta dell’attuale maggioranza e della vecchia/nuova coalizione piuttosto che della gente che gli ha dato il mandato.

            Da qui il latinismo che tradurrei, adattandolo così: “quando la maggioranza decide, le Minoranze (Linguistiche) ne risentono” e chiedo scusa ai Latini per la personale e soggettiva versione.

           Non ammette scuse invece la definizione impropria, data dall’Assessore Gilmozzi, alle popolazioni Ladine, Mochene e Cimbre, nel ribadire il suo dissenso al Ddl 233:                      “La legge in vigore, quella del 2003, è equilibrata e dà garanzie alle minoranze etniche    

              Una demarcazione che suona oltre che sminuente e offensiva anche denigratoria delle Minoranze, aggravata dal ruolo che lo stesso Gilmozzi ricopre come rappresentante istituzionale provinciale e che ben dovrebbe avvalersi di quel alto gergo legislativo, cui ogni parola ha la sua storia e la sua importanza. All’Assessore pertanto rimarco che le Minoranze Linguistiche non sono figlie di un dio minore, non sono una “razza” che necessita di una cupola protettiva (in questo caso oppressiva) se non nel senso opposto e cioè quello di una maggior autonomia territoriale ma soprattutto decisionale e di scelta. Le Minoranze Linguistiche sono uno dei maggiori capisaldi dell’Autonomia speciale del Trentino, dimenticarsene, o peggio, limitarne l’Autonomia (come in questo caso) non porterà, alla lunga a niente di buono. Gli indiani, e le loro riserve, volendo estremizzare insegnano.

Luca Guglielmi Segretario Politico
Associazione Fassa

 

           

 

        

 

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