Mobilità – Viabilità – Treno

Ah, gli anni novanta!
Quello si che è un periodo indimenticabile!
Ve le ricordate quelle code chilometriche di automobili che percorrevano la Val di Fassa, la mattina in salita e nel pomeriggio in discesa?
Ve li ricordate i profumi che si potevano distinguere nei centri paese, con quel non so che di freni bruciacchiati, gasolio incombusto e fumogeni appresso?
Bei tempi, si. Bei tempi, perché ci si poteva trascorrere l’intera giornata in macchina.
Dopo mesi e mesi di duro lavoro in città, finalmente ci si poteva rilassare in vacanza, tra queste magnifiche e salubri montagne.
Il programma quotidiano standard era piuttosto elementare e divertente.
Senza troppa fretta, dopo una frugale colazione, verificato di non aver dimenticato nulla, ci si avviava verso il monte. Una gita in genere tranquilla, a parte un certo utilizzo frequente della frizione e del clacson, che andavano puntualmente ricontrollati e riparati a fine ferie, presso il proprio meccanico di fiducia. Giusto giusto verso mezzogiorno si arrivava a destinazione, potendo godere di panorami mozzafiato, spesso senza nemmeno aprire la portiera. Partendo sul presto, la gita poteva anche prendere una piega salutare, trovando il tempo per fare un’escursione in altura e magari consumando un ottimo “piatto alpino” presso il primo rifugio che si trovava sull’affollato percorso verso mezzogiorno. In realtà non si vedeva l’ora di tornare, perché il gusto di rientrare in macchina, diventata nel frattempo un forno cocente sotto il sole, lo si aspettava dal momento della partenza.
La possibilità di lasciare il motore acceso in discesa, al minimo, in folle, procedendo a passo d’uomo, non ha prezzo.
E mica si parlava di motori euro 4 o euro 5. Noo, i gas di scarico erano veri e genuini, non erano necessari aggeggi vari per abbassare le polveri sottili e i residui di piombo.
E’ proprio in quei tempi leggendari che si iniziò a parlare di “viabilità”. Le strette strade di montagna erano ingolfate, i centri paese pieni di macchine, i parcheggi insufficienti.
Qualcosa è stato fatto, da allora, anche se bisogna dire che nel frattempo l’intasamento automobilistico è calato notevolmente nonostante le statistiche degli enti locali abbiano sostenuto che c’è comunque stato un costante incremento delle presenze turistiche, almeno fino ad un paio di anni fa. Ma questo è un altro discorso.
Viabilità, dunque.
In Val di Fassa nel frattempo sono entrate in funzione due circonvallazioni, quelle di Moena e di Vigo. Altre sono in progettazione, se non sulla carta, nella testa degli amministratori. In pratica l’asfalto sta divorando centimetro dopo centimetro molto del terreno che abbiamo intorno, terreno tolto a quella montagna che il turismo viene qui apposta per vedere e vivere, sia essa a 3000 metri che in mezzo ai paesi.
Senza voler subito apparire come un sostenitore del verde a tutti i costi, credo che sia giunto il momento di riflettere, prima di mettere in cantiere altre opere ciclopiche.
Vorrei capire qual è il problema, prima di indicare a priori la soluzione.
Vabbè, partiamo subito con il traffico. Troppe macchine? Troppo inquinamento? Troppa confusione nei paesi? Forse la questione va divisa in due.
La prima potrebbe cercare di togliere il traffico dai centri dei paesi, rendendo questi più vivibili e magari creando delle zone pedonali, proiettandoli immediatamente nel gotha del turismo del nuovo millennio. Si, perché al giorno d’oggi, senza centro pedonale, una località non si può più considerare turistica.
Un’altra cosa è risolvere il traffico in valle, rendendolo più scorrevole per l’intero asse longitudinale.
Una circonvallazione risolve il primo quesito ma non il secondo.
Inoltre non tutti i paesi sarebbero contenti di avere una superstrada che porti tutto il traffico direttamente sui passi dolomitici, senza attraversare il proprio centro. Non che ora ci sia l’idea di fare una superstrada, ma se per ogni paese ci fosse un domani la circonvallazione, è evidente che il risultato finale sarebbe questo.
Dunque realmente vogliamo questo? Una strada che usi la Val di Fassa solo per essere percorsa in fretta e furia? Stiamo veramente cercando un turismo che faccia della nostra valle un mezzo per andare altrove?
O forse ci piacerebbe che i turisti pernottassero da queste parti, magari per qualche giorno in più dell’ormai tradizionale weekend e rendessero vivi i nostri paesi frequentando i locali, negozi, ristoranti e pizzerie?
Allora forse una strada a scorrimento veloce non è la soluzione. Forse velocizzare il traffico valligiano non è poi così conveniente. Anzi, come ho sentito dire da più parti, più c’è traffico, più si allarga la strada, più aumenta ulteriormente il traffico, più la strada diventa insufficiente. Già ora capita di vedere enormi autoarticolati avventurarsi, immagino per errore, lungo le pendici del passo Pordoi. Non immagino cosa potrebbe succedere un domani con una strada più incoraggiante.
Certo, alcuni paesi hanno la necessità di liberare il centro dalle auto. Quindi qualche tratto di strada va riprogettato e messo in cantiere quanto prima.
Ma… e la famosa e celebrata mobilità alternativa che fine ha fatto?
Se da una parte abbiamo tutte queste idee, progetti e realizzazioni riguardanti l’asfalto, com’è che per altri tipi di trasporto, le amministrazioni fassane non si muovono? Com’è che il trasporto pubblico viene considerato così poco e male? Vogliamo fare qualche considerazione in merito?
In questo momento, l’unico mezzo pubblico che può portarci da un paese all’altro e fuori valle è il pullman, oltre al taxi.
I pullman e i taxi si muovono su strada, la stessa strada usata dalle auto, quindi si imbottigliano nel traffico, quando c’è. Il loro motore è migliorato negli ultimi anni, ma l’inquinamento non è sparito. Gli skibus invernali poi non sono migliorati per niente, producendo odori terribili e residui solidi da paura.
E’ vero che gli studi su nuove forme di energia per far muovere questi veicoli continuano a prometterci un roseo e più pulito futuro, però la strada e l’asfalto spesso sono superati da vie migliori per lo spostamento; soprattutto in una valle come la nostra dove lo spazio da asfaltare è relativamente stretto e dove, oltre alla proclamata strada, dovrebbero passarci anche una vera ed indispensabile pista ciclabile (non una ciclopedonale come quella che si sta realizzando ora) e delle passeggiate.
Le soluzioni non sono molte e il Comun General de Fascia lo sa benissimo.
Anni fa si parlava di un impianto di risalita del tipo seggiovia o cabinovia che partendo da Moena poteva servire tutta la valle. Ben presto si sono capiti i limiti che un mezzo del genere può avere, così si è passati ad analizzare una nuova ed innovativa idea che avrebbe rivoluzionato i trasporti locali: il nulla.
Già, perché se da una parte un gruppo di persone sta proponendo da anni il treno come mezzo alternativo alla gomma, dall’altra l’intenzione del Comun General di studiare a fondo tutte le possibili alternative (al treno più che all’auto) non sta portando assolutamente a niente; o peggio, propende a rinviare se non addirittura ad annullare gli studi relativi ad una possibile via ferrata.
Quello che non si capisce è perché questa gente ce l’abbia tanto contro l’idea (perché al momento è solo di un’idea che si tratta) di una ferrovia nella valle dell’Avisio.
Le argomentazioni ufficiali sono subito elencate: valle stretta, tante persone da trasportare, accesso ai paesi.
Sembra la descrizione di una ferrovia…
Girando il mondo, possiamo constatare che proprio nei punti maggiormente popolati come le grandi città e metropoli, con poco spazio a disposizione, il mezzo pubblico migliore e più usato è proprio il treno. Non seggiovie, non pullman, non aerei, non barche, ma il treno.
Il treno è veloce, non inquina, è silenzioso, è comodo, è spazioso, è moderno. Naturalmente parliamo della nuova generazione di treni, non di quelli che siamo abituati a veder passare nelle spesso anguste e squallide stazioni italiane. Per questo sono stati invitati più volte i nostri amministratori a visitare le nuove realtà in questo campo, per rendersi conto di dove è arrivata la tecnologia e verificare cosa potrebbe fare al caso nostro. Puntualmente gli inviti sono stati gentilmente declinati.
Evidentemente manca la volontà di trovare una soluzione al problema. Problema che si sta rivelando sempre meno impellente, considerando che il turismo in valle negli ultimi tempi sta avendo un trend piuttosto negativo.
Il fatto è proprio questo. Se vogliamo risollevare la sorte del nostro territorio, che ormai è stato convertito totalmente alla monocoltura turistica, una possibile soluzione sarebbe quella di incentivare l’idea della salubrità della montagna, proponendo varie attività sportive con professionalità, indispensabile, e naturalmente migliorando le possibilità di sano relax lontano dal logorio della vita moderna, oltre ovviamente ad un mezzo di trasporto idoneo e non inquinante.
Avendo una valle densamente ricca di posti letto, la progettazione delle nuove strutture e dei mezzi di trasporto futuri va eseguita con certosino criterio e, di fondamentale importanza, con una visione globale, intervenendo contemporaneamente su tutti i fronti.
La regia dovrebbe essere, a rigor di logica, assegnata al Comun General che in futuro potrebbe avere le capacità e i mezzi per procedere in tal senso. Quello che manca ora, oltre ai mezzi ed alla capacità, è quella cosa che permette di vedere oltre il proprio naso, oltre la propria poltrona, oltre il proprio orto, oltre il proprio campanile.
Quello che manca ora è la volontà e capacità politica di capire che è ora di girare pagina e fare un salto di qualità verso una professionalità che il nostro prossimo turista pretenderà e si aspetterà di trovare in una delle zone più affascinanti e straordinarie del mondo.

Francesco Pitscheider

Incontro Procuradora Donei – Segretario Politico Guglielmi

Questa mattina, il Segretario Politico dell’Associazione Fassa, Luca Guglielmi, ha incontrato la Procuradora del Comun General de Fascia Cristina Donei.

Un incontro chiarificatore sugli ultimi avvenimenti riguardanti lo studio di fattibilità del Trenino dell’Avisio dove l’Associazione Fassa aveva preso una forte e decisa posizione.

Il Segretario Politico Guglielmi ha rimarcato, senza esitazione alcuna, il sostegno dell’Associazione Fassa al progetto di ferrovia che colleghi Canazei a Trento, fermo restando poi l’importanza e l’opportunità di questo studio di fattibilità, definito fondamentale e da sostenere in tutte le sue forme.

Il Segretario Politico ha poi ricordato e sottolineato come la posizione presa nell’ultimo comunicato stampa non fosse riferita esclusivamente alle opinioni contrastanti su questa risposta di mobilità alternativa, bensì al modus operandi che i Vertici Politici Fassani hanno utilizzato venerdì scorso all’Assemblea del BIM, giudicato dall’Associazione Fassa inadeguato.

La Procuradora dopo aver preso atto di quanto sopra, ha chiarito la posizione del Comun General de Fascia ed ha assicurato al Segretario Politico Guglielmi che non vi è stata e non vi sarà nessuna intenzione di “boicottare” lo Studio di Fattibilità promosso e finanziato dal BIM, ma che si è chiesto alla stessa Assemblea di ampliare questo studio ad altre possibilità di mobilità alternativa per quanto concerne la viabilità e la mobilità interna alla Valle di Fassa. La Procuradora ha inoltre comunicato che questa sarà la linea che il Comun General porterà nel confronto di domani con il Vicepresidente provinciale Alberto Pacher.

Al termine dell’incontro, il Segretario Politico si è dimostrato soddisfatto ed ha rimarcato alla Procuradora la disponibilità al dialogo ed al confronto su questa, come su altre tematiche inerenti alla Valle di Fassa.

Segreteria Associazione Fassa

Trenino dell’Avisio boicottato

Il commando, composto dai rappresentanti della Valle di Fassa al BIM e dalla Procuradora Donei, che ieri ha boicottato vigliaccamente uno dei più importanti progetti di mobilità alternativa in Fassa (come in Fiemme e Cembra), la Ferrovia dell’Avisio, ha dato immagine di una Politica sporca che non è mai stata propria dei Fassani, di una Politica che solo spostandoci nel Sud dell’Italia, forse, riusciremmo a trovare.

Un boicottaggio finemente elaborato, architettato in sordina: consiglieri comunali tenuti all’oscuro, rappresentanti al BIM, simpatizzanti del progetto di mobilità alternativa su rotaie, sostituiti dal proprio Sindaco, artefice del vigliacco sgambetto.

L’Associazione Fassa, che ha sempre e pubblicamente sostenuto il Progetto del Trenino dell’Avisio e che nel farlo ha visitato più e più realtà in cui progetti simili hanno portato reali benefici e alla Comunità insediata e al Turismo della Località stessa, NON CI STA!!

Non ci sta a sentire che i vertici politici di Fassa, forse “drogati” dal “potere”, sostengano che in Fassa le cose vanno bene così; non ci sta a sentire che le stesse persone dicano che in Valle di Fassa la priorità è il collegamento interno, tra i vari abitati e poi licenzino con ignoranza (di questo si tratta) il progetto del Trenino. Al giorno d’oggi, quando ormai l’autovettura personale è diventata un lusso (benzina a quasi 2 euro al litro, assicurazioni e tasse varie aumentate), gettare alle ortiche, A PRIORI, un progetto moderno e supercollaudato come un Trenino è, secondo noi, evidente sinonimo di ignoranza oltre ad un reale sospetto di perseguire interessi tutt’altro che a favore dell’intera Comunità. Il Trenino non fermerebbe in tutti i paesi? Non prevede l’interscambio tra la ferrovia e gli altri tipi di trasporto già presenti sul territorio??

Probabilmente i Signorotti fassani queste cose non le sanno; probabilmente i Signorotti fassani hanno ricevuto l’ordine d’azione dal Principe Vescovo di Trento e, per non perdere qualche astrusa promessa, hanno rinunciato ad una parte della propria spina dorsale!!

I sentimenti di delusione e incredulità lasciano ben presto spazio a rabbia, disgusto e ribrezzo!! Con questa azione, la Valle di Fassa ha finalmente capito il reale significato che i nostri amministratori assegnano alla parola “Ben Comun”. Non è sicuramente lo stesso “Ben Comun” a cui pensavano quelle 6000 istanze che hanno sottoscritto il progetto del Trenino e tutte quelle intere categorie Fassane che nel Trenino credevano e ci credono tuttora!

Ieri la Valle di Fassa, i Fassani, hanno capito quanto lontana da loro sia l’attuale politica e le attuali Amministrazioni, ma soprattutto hanno capito quanto lontano da Fassa e quanto vicino a Trento sia il Comun General de Fascia.

L’Associazione Fassa, i cui sentimenti sopra espressi, non possono altro che stimolare il proseguo dello scopo, va avanti e non si fermerà a questo comunicato stampa, promuovendo, in accordo con molti consiglieri comunali e consiglieri del Comun general de Fascia, tenuti all’oscuro di questa presa di posizione, determinate azioni concrete ed eclatanti per sovvertire e far ravvedere coloro che hanno, senza giusta causa, parlato a sproposito a nome di una Collettività!

Elena Testor
Luca Guglielmi
Francesco Pitscheider